Storia del Tango

Storia del Tango — Dal porto di Buenos Aires al patrimonio dell’umanità

Il tango nasce alla fine dell’Ottocento, nelle periferie povere di Buenos Aires e Montevideo. Non nasce in un salotto, non nasce in una scuola di danza. Nasce nei conventillos, i caseggiati popolari dove vivevano stipati gli immigrati arrivati dall’Europa, dall’Africa e dall’interno del continente sudamericano. Italiani, spagnoli, ebrei dell’Europa dell’Est, africani discendenti degli schiavi, gauchos delle pampas: tutte queste culture si incontrano in uno spazio ristretto, portando con sé le proprie musiche, i propri ritmi, i propri modi di muoversi.

Da questo incontro caotico e vitale nasce il tango. Le sue radici musicali affondano nella milonga rioplatense, nella habanera cubana, nel candombe africano e nella polka europea. I suoi movimenti nascono dall’abbraccio, dall’unica forma di comunicazione possibile quando non si condivide una lingua comune. Il tango è, fin dalla sua origine, una danza meticcia: non appartiene a nessuna cultura in particolare, perché appartiene a tutte.

All’inizio del Novecento il tango arriva in Europa, e cambia tutto. Parigi lo adotta con entusiasmo travolgente intorno al 1910. Le sale da ballo parigine si riempiono di coppie che vogliono ballare questa danza misteriosa e sensuale arrivata dall’altra parte dell’oceano. Da Parigi la febbre del tango si diffonde in tutta Europa: Londra, Berlino, Roma. Il tango diventa improvvisamente elegante, moderno, desiderabile.

Questo successo europeo ha un effetto paradossale e decisivo: quando la moda del tango torna a Buenos Aires attraverso l’Europa, le classi alte argentine lo accettano finalmente. Quello che era nato come danza dei poveri, dei marginali, degli immigrati, viene ora ballato nei saloni più esclusivi della città. Il tango completa così il suo primo grande viaggio: dalla periferia al centro, dalla strada al salotto, dal rifiuto alla celebrazione.